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Amniocentesi addio: da ora in poi basterà un prelievo di sangue

Una delle più grosse fonti di ansia per le future partorienti è la possibilità che il feto sia affetto da malattie di origine genetica, fra le quali la più nota e anche la più comune è la sindrome di Down. Ad oggi le uniche due tecniche certe (che forniscono cioè risultati non probabilistici, come invece fa il cosiddetto "bitest") erano l'amniocentesi e la villocentesi. Le due tecniche si differenziano per le modalità del prelievo e per la data gestazionale entro la quale è possibile sottoporvisi ma sono entrambe "invasive": per effettuarle è infatti necessario prelevare del materiale fetale introducendo un ago all'interno dell'utero. Come è noto proprio per questo le due tecniche oltre ad essere spiacevoli per la madre sono rischiose per il feto, potendo causare aborti e, se mal eseguite, anche malformazioni fetali.

Oggi al congresso mondiale di Medicina perinatale in corso a Firenze sono stati presentati i risultati di due ricerche, condotte rispettivamente da Diana Bianchi della Tuft University di Boston e da Giancarlo Di Renzo dell'università di Perugia che potrebbero cambiare radicalmente il panorama. Il team di Diana Bianchi ha infatti scoperto che il feto cede alla madre un considerevole patrimonio di cellule staminali, mentre il gruppo di Di Renzo ha messo a punto una tecnica che permette non solo di individuarle ma anche di analizzarne il corredo cromosomico.

In realtà come si legge su staminali.it è da parecchi anni che si parla di questa possibilità, ma avere a disposizione un numero di cellule fetali sufficiente all'analisi cromosomica è tutt'altro che facile dato che "le cellule fetali che attraverso la placenta passano nel sangue materno sono pochissime: una cellula fetale ogni 10 milioni di cellule materne. Cio' significa che, senza le tecniche piu' avanzate di clonazione cellulare, sarebbe stato necessario prelevare dalla donna in gravidanza almeno un litro di sangue per ottenere una quantita' di cellule fetali sufficiente per l'analisi genetica"

Con la nuova tecnica invece basterà un semplice prelievo di sangue (effettuato a partire dalla decima settimana di gestazione). Bisogna sottolineare che villocentesi e amniocentesi forniscono comunque risultati più completi, dato con il prelievo di sangue sarà possibile individuare soltanto le malformazioni relative ai cromosomi 13, 18 e 21 e a quelli sessuali X e Y. Come spiega Di Renzo si tratta però «dei cromosomi più importanti responsabili del 95 per cento delle patologie del nascituro». La nuova tecnica, attualmente in fase di sperimentazione sull'uomo, dovrebbe essere disponibile entro pochi mesi. Il problema come al solito potrebbe essere l'accessibilità al grande pubblico e la promozione che ne faranno i ginecologi: basti pensare per esempio che ad oggi molte donne ignorano completamente l'esistenza della villocentesi (che rispepetto all'amniocentesi ha il vantaggio di poter essere effettuata notevolmente prima). Stando così le cose il timore è che sarà difficile reperire un centro in cui venga effettuata la nuova tecnica o che comunque essa non venga nemmeno proposta alle gestanti: speriamo sia un rischio infondato!

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