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Il bambino iperattivo: come si comporta, quali sono le sue difficoltà e come aiutarlo

Il comportamento del bambino iperattivo viene spesso considerato il risultato di una scarsa o assente educazione, da chi esprime delle valutazioni superficiali, basate su incontri sporadici.

Pochi adulti comprendono la differenza tra il bambino vivace e turbolento, che finisce sempre in qualche guaio, e quello in perenne agitazione a causa dell’incapacità di elaborare correttamente gli stimoli interiori e quelli esterni.

Una valutazione scevra da pregiudizi, che deve essere conseguenza di osservazione e documentazione, potrebbe essere il primo passo verso la strada che conduce all’aiuto concreto di questi bambini.

Caratteristiche dell’instabilità e approccio terapeutico

I bambini iperattivi si distinguono subito dai coetanei per il loro movimento corporeo continuo, non sempre finalizzato ad un’attività precisa, oltre che per una spiccata reattività agli stimoli e al loro “consumo” a velocità multipla. Nel bambino iperattivo non si osserva mai una mediazione tra la nascita di un’idea e la sua messa in pratica, così come appare totalmente assente ogni capacità di inibizione, necessaria per modulare il gioco, le attività e le relazioni con i compagni.

La maggior parte di questi soggetti è colpito da quella che viene definita sindrome ipercinetica, la quale si può trovare associata o meno a patologie cerebrali organiche, a un ritardo di sviluppo, a gravi disturbi del comportamento oppure può presentarsi pura.

Da un’analisi condotta sul piano fisiopatologico si è osservata un’origine comune, riconducibile ad una soglia piuttosto bassa di eccitabilità della formazione reticolare del SNC (Sistema Nervoso Centrale), con una spiccata immaturità delle funzioni inibitorie. Questa condizione determina un insufficiente controllo corticale delle afferenze sensoriali e delle funzioni motorie, le cui conseguenze dirette sono sia una eccessiva risposta agli stimoli, che un aumento delle risposte. In altre parole, se l’informazione arriva con una struttura incoerente, anche la capacità di attesa, previsione e programmazione del soggetto diventa distorta e per questo il bambino presenta iperattività e marcata distraibilità.

Altre caratteristiche comuni ai soggetti iperattivi, anche se in forme più o meno accentuate, sono:

  • uso immaturo e poco efficiente delle strategie che permettono di esplorare l’ambiente;
  • ridotta capacità di selezionare e processare l’informazione;
  • incapacità di programmazione e autoistruzione, la quale sembra collegata alla difficoltà di un uso interiorizzato del linguaggio che consente di progettare dei compiti finalizzati;
  • intolleranza alla frustrazione che si traduce nella pretesa di una gratificazione immediata;
  • modalità relazionale frammentaria, che determina una percezione confusa del mondo circostante e di sé.

L' effetto immediato del comportamento iperattivo è un complesso di attività che spesso hanno una conclusione fallimentare; allo stesso tempo questa confusione viene proiettata su coetanei e adulti, che avendo difficoltà a comprendere le conseguenze di tali fallimenti sul soggetto, spesso finiscono per rafforzare un’immagine di sé fortemente svalorizzata.

La terapia psicomotoria

Essa mira all’armonizzazione della personalità, ma senza cercare di aggredire il sintomo o addestrare il soggetto. La terapia psicomotoria sollecita l’adattamento del bambino iperattivo in un contesto prevalentemente ludico, dove si inizia con la ripetizione di un movimento per il semplice piacere che ne deriva, per poi passare al gioco simbolico, alle situazioni di problem solving, fino allo svolgimento di giochi con regole.

In questo contesto organizzato e dove tutte le sollecitazioni sono mirate, ma senza che il bambino ne avverta “l’artificiosità”, si cerca di sollecitare il suo potenziale positivo accompagnandolo, lentamente e con prudenza, verso situazioni evitate o temute per le loro conseguenze conflittuali. In terapia, dunque, il bambino non avrà l’impressione di eseguire compiti strani e lontani dal suo quotidiano e neppure troppo prevedibili, perché è l’imprevisto che stimola ad imparare.

Il terapista, infatti, stimolerà poco per volta la sua curiosità e favorirà la nascita di un desiderio spontaneo, di modificare la rigidità del suo sistema di comunicazione.

A casa e a scuola

L’accudimento e la gestione del bambino iperattivo è un compito piuttosto impegnativo, ma proprio per questo tra scuola e famiglia dovrebbe stringersi un’alleanza finalizzata al benessere presente e futuro del bambino, oltre che di tutte le persone che lo circondano. I genitori, spesso, vengono indirizzati verso interventi psico-educativi o terapeutici personali, per imparare a comprendere le difficoltà del figlio e valorizzare i suoi aspetti positivi, nel tentativo di migliorare anche la qualità di vita, duramente compromessa, dell’intera famiglia. Alcuni accorgimenti da mettere in pratica sia a casa che a scuola potrebbero essere:

  • stabilire regole semplici e comprensibili;
  • fa eseguire al bambino piccole commissioni e soprattutto adeguate alle sue possibilità del momento;
  • durante lo svolgimento della lezione o dei compiti in casa, è necessario stabilire dei momenti di pausa ( la frequenza dipende dalla soglia di tolleranza del soggetto);
  • sottolineare le difficoltà del bambino iperattivo è sempre controproducente;
  • usare rinforzi positivi, come favorire le attività dove riesce meglio ed evitare le competizioni con i compagni, che invece costituiscono fonte di frustrazione;
  • cercare di parlare sempre in positivo, che si traduce nell’ utilizzare termini in positivo ( “Cammina più lentamente” anziché “Non correre!” ) e limitare divieti e negazioni che non forniscono nessuna informazione su come dovrebbe comportarsi;
  • cercare di educarlo in positivo, che consiste nel valorizzare i comportamenti adeguati e i miglioramenti ottenuti;
  • sgridare il bambino davanti agli altri e controproducente tanto quanto il raccontare le sue “prodezze” in pubblico;
  • creare una routine prevedibile e rassicurante;
  • i bambini iperattivi devono essere aiutati a gestire meglio il proprio materiale scolastico, che tende a perdere puntualmente, fornendogli qualche minuto in più per ordinarlo e insegnandogli l’organizzazione.

Offrire un futuro migliore

Spesso la famiglia del bambino iperattivo si trova a dover affrontare, oltre alla stanchezza e allo stress determinato dal comportamento del figlio, anche il giudizio superficiale di parenti, conoscenti e sovente anche di estranei, che non mettono in dubbio l’origine educativa del problema.

In ambienti di ogni livello socio-culturale, poi, diventa particolarmente arduo accettare l’idea di doversi rivolgere a degli specialisti per i problemi di un bambino.

Ecco allora che diventa indispensabile tenere a mente l’obiettivo più importante: aiutare il bambino ad affrontare giornalmente le sue difficoltà, significa offrirgli la possibilità di avere un futuro migliore.

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