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Chambers racconta il suo incubo doping

Uno scenario inquietante. E’ questo quello che viene descritto nel libro di Dwain Chambers, ex campione europeo dei 100 metri e medaglia d'oro nei 100 metri agli europei di atletica del 2002, autobiografia che uscirà nelle librerie lunedì prossimo.

Un incubo fatto di sostanze assunte in segreto e centinaia di cocktail dopanti, tutti i suoi trascorsi sono raccontati in questo libro che apre drammatici scenari su un mondo del doping che sembra non voler mai smettere di stupire, ogni volta rovinando il ricordo di grandi campioni dello sport.

Chambers, già in passato squalificato per due anni a causa di una positività allo steroide sintetico thg, racconta cosa lo ha portato alla dipendenza verso queste sostanze e quali sostanze ne hanno condizionato l’esistenza "Non prendevo solamente thg, eritropoietina o ormone della crescita", ha scritto Chambers nel suo libro, "ma anche testosterone per aiutare il sonno e ridurre il colesterolo. Mi iniettavo anche insulina, tre unità nella regione inferiore dello stomaco dopo una pesante sessione di pesi in palestra. Realizzai che erano dodici mesi che assumevo farmaci, oltre 300 miscele diverse".

Tutto per un decimo di secondo, un’ossessione per lui, migliorare il suo record nei 100 metri "Quando ero pulito il mio record era di 9"97", ha rivelato l’ex campione, e poi subito dopo le “cure” al doping, che lo hanno portato ad atroci dolori ed ad una dipendenza incontrollata “il mio record era diventato di 9"87", ma a che prezzo "In una gara partii male, poi sentì un colpo alla gamba. Pop! C'era forse un cecchino? zoppicando sono uscito dalla pista, tenendomi la coscia con una mano. Stavo bene, ma su una cosa mentivo. Si trattava ancora di crampi dovuti ai farmaci".

Un uomo dietro a tutto questo, Victor Conte, “lo stregone della baia di Oakland” così era chiamato nel giro, già condannato dalla giustizia americana per lo scandalo doping legato alla Balco. Chambers continua nel suo racconto "mi fidavo di lui, pendevo da ogni sua parola. So che suona strano - ha scritto l'atleta - ma oggi parlo ancora con lui. E' una brava persona, una figura paterna e mi fido di lui". Ma una carriera, una vita, si sono infrante contro lo scoglio del doping "l'ho fatto perché volevo essere il migliore al mondo e pensavo che il doping mi avrebbe portato a questo", ha scritto: "non è andata così. Non avevo bisogno dei farmaci, hanno reso peggiore me e la mia vita. E' solamente nell'ultimo anno che ho realizzato davvero quanto parecchie persone desiderino vedere Dwain Chambers, il povero ragazzo nero, svanire nel nulla''.

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