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Curare il Parkinson

Il morbo di Parkinson è una malattia lenta ma molto subdola, per la quale non esiste una terapia risolutiva, ma solo dei farmaci capaci di rallentarne la progressione. Per curare il Parkinson è necessario somministrare farmaci che aumentino la concentrazione di un importante neurotrasmettitore, alla base della maggior parte delle funzioni corticali e motorie: la dopamina.

Farmaci per il Parkinson

Il morbo di Parkinson è una malattia neurodegenerativa caratterizzata da una progressiva alterazione e perdita del sistema nigro-striatale contenente i neuroni dopaminergici. Questo sistema neuronale controlla, in particolare, la funzione motoria, infatti, la sua alterazione patologica comporta un rallentramento motorio (ma anche dell'eloquio), la presenza di tremori fini distali e un'ipertonia a livello muscolare con una sintomatologia evidente soprattutto al volto.

Curare il Parkinson vuol dire ristabilire quel deficit di dopamina dovuto alla degenerazione dei neuroni dopaminergici. La dopamina è un importante neurotrasmettitore responsabile di numerose funzioni cerebrali, corticali e motorie. Il farmaco che è utilizzato nel morbo è la levo-dopa capace di attraversare la barriera ematoencefalica e di ripristinare le giuste concentrazioni di dopamina sia circolante, sia presente nei deposti. Oltre alla levo-dopa, che nel tempo presenta numerosi effetti collaterali, sono somministrate sostanze dette dopamino agonisti, capaci anch'esse di ristabilire i deficit di dopamina. Oltre ad agire sul ripristino delle corrette concentrazioni di dopamina è possibile utilizzare sostanze che inibiscono la degradazione di questo importante neurotrasmettitore: tali farmaci, detti I-Mao (inibitori delle monoammine), consentono alla dopamina di rimanere per più tempo nel vallo sinaptico e di favorire quindi la trasmissione neuronale. E' stato, inoltre, dimostrato che questi farmaci rallentano l'atrofia cerebrale che si riscontra in molti pazienti affetti dal morbo.

L'evoluzione della malattia

Curare il Parkinson può essere difficoltoso, sia per gli effetti collaterali della terapia sia per l'evoluzione naturale degenerativa della malattia. Infatti, se nei primi anni di terapia con levodopa il paziente ha numerosi benefici, dopo 5, 6 anni la quota di dopamina somministrata non sarà capace di mantenere comunque adeguati livelli di dopamina e la malattia diventerà fortemente invalidante.

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