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Ecco perché ridere fa bene al cuore

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Secondo una ricerca condotta dall'Università del Maryland, i cui risultati sono stati presentati al Congresso della Società Europea di Cardiologia in corso a Parigi, ridere fa bene la cuore. Proprio così, il buonumore ha effetti benefici sulla salute in generale e sul cuore in particolare. La scarica positiva di una risata ha sulle arterie lo stesso effetto benefico dell'attività fisica o delle statine, i farmaci anti-colesterolo.

Da tempo si è detto che lo stress e il cattivo umore sono cattivi alleati del cuore, mentre il buonumore produce effetti altamente positivi. Adesso arrivano dei dati che quantificano la dose minima di buonumore utile a proteggere il cuore dall'infarto. Ecco duqnue scoprire che 15 minuti di risate, intense e coinvolgenti, al giorno proteggono il nostro cuore.

La ricerca dell'Università del Maryland, che ha permesso di definire la dose minima di risate, è stata condotta sottoponendo i volontari alla visione di film comici e drammatici. Il prof. Roberto Ferrari, past president della European Society of Cardiology (ESC) e presidente della 'Fondazione Anna Maria Sechi per il Cuore' (FASC) ha spiegato: 'Per star meglio basta un buon film comico: lo studio ha messo a confronto l'espansione dell'endotelio, il rivestimento interno dei vasi sanguigni, nelle stesse persone in seguito alla visione di uno spettacolo divertente e di uno drammatico, dimostrando che la risata provoca la dilatazione dei vasi fino al 50 per cento in più, aiutando così a prevenire aterosclerosi, infarti e ictus'.

Nel corso del Congresso si è parlato anche della cardio-tossicità dello stress indotto dalla crisi economica. Lo scorso anno uno studio irlandese aveva registrato un aumento dei ricoveri nelle unità coronariche del 12 per cento e le prevsioni per il 2011 non sono rosee. Si stima infatti che nel 2011 l'attuale crisi porterà a un aumento almeno del 15 per cento dei pazienti ricoverati nelle unità coronariche nel Vecchio continente. Maggiormente a rischio le persone fra i 40 e i 60 anni. Le ragioni essenzialmente due: le persone incluse in questa fascia di età hanno un sistema cardiovascolare che potrebbe essere già minato da qualche deposito arteriosclerotico e sono più esposte alle conseguenze della crisi economica sotto forma di stress lavorativo, incertezza occupazionale e riduzione del livello economico.

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