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Il turismo procreativo in Europa

Ad Amsterdam, in occasione del venticinquesimo congresso dell'ESHRE (la Società europea di Riproduzione umana ed Embriologia), sono stati presentati i dati relativi al turismo procreativo. A generare il turismo procreativo sono tutte quelle coppie che pur di avere un figlio si recano in paesi dove la legislazione è più permissiva rispetto a quella della propria nazione.

E sembrano essere molti i cosiddetti "crossing borders". Francoise Shenfield, dell'University College Hospital di Londra, coordinatore di uno studio effettuato su cliniche di sei paesi europei, Belgio, Repubblica Ceca, Danimarca, Slovenia, Spagna e Svizzera, ha spiegato: "C'è una considerevole migrazione di pazienti entro i confini europei, una cifra stimata da almeno ventimila a venticinquemila trattamenti. Difficile dire quanti pazienti, perché ogni paziente può ricorrere a più di un trattamento prima di riuscire ad ottenere una gravidanza".

Secondo quanto evidenziato dallo studio il numero maggiore di pazienti proviene dall'Italia (31,8 per cento), poi dalla Germania (14,4 per cento), dai Paesi Bassi (12,1 per cento) e, infine, dalla Francia (8,7 per cento). Ci si reca all'estero essenzialmente per due ragioni, per sfuggire alle leggi del proprio Paese, ma anche perché spesso si ritiene che all'estero sia possibile ricevere cure migliori.

La maggior parte delle coppie che decidono di lasciare il proprio Paese (il 73 per cento) cerca trattamenti di riproduzione assistita, il 22 per cento l'inseminazione intrauterina e il 4,9 per cento entrambe. Secondo Anna Pia Ferraretti, membro della task force di ESHRE, "il 60 per cento circa delle coppie italiane è andata all'estero per donazione di seme, di ovociti e, in minore misura, per la diagnosi genetica pre-impianto. Ma circa il 40 per cento delle coppie è andata via dall'Italia per eseguire trattamenti leciti da noi, ma che credono più efficaci in paesi dove esiste una legge più liberale. In quasi il 50 per cento dei casi, entrambi i partner della coppia erano laureati, a conferma del fatto che la necessità di emigrare crea una discriminazione a livello culturale-economico".

Per quanto riguarda in modo particolare l'Italia, gli esperti sostengono che dopo la sentenza della Corte Costituzionale che ha modificato alcune parti della legge 40 si potrebbe assistere a un arresto dell'esodo di pazienti.

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