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Intolleranze alimentari, quali sono gli esami da fare

Le intolleranze alimentari sono spesso trascurate, nonostante i forti disturbi che portano. Ma quali esami bisogna fare per conoscerle? Ci sono vari test diagnostici per scoprirlo. Tuttavia, prima è possibile provare a conoscere meglio le reazioni del proprio organismo di fronte a determinati tipi di cibi. Le intolleranze alimentari si manifestano in vario modo e soprattutto, salvo alcuni casi specifici, non sono croniche: per superarle basta astenersi per un periodo - variabile in base alla gravità della situazione - dal consumo di quelle sostanze che provocano una reazione ‘sbagliata’ nel nostro corpo. I sintomi più noti riguardano l’apparato gastrointestinale e possono essere spesso associati anche ad altri problemi: gonfiore e pesantezza di stomaco, difficoltà a digerire, flatulenza, mal di pancia e diarrea. Ma ci sono anche altri sintomi che non vanno ignorati: mal di testa e l’eccessiva stanchezza possono insorgere a causa delle intolleranze alimentari.
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Gli esami da fare per capire e scoprire le intolleranze alimentari

Per le intolleranze alimentari, quali sono gli esami da fare? La domanda è giusta, ma la risposta non è unica. Prima di tutto è opportuno comprendere se il problema è la celiachia, che è un’intolleranza cronica al glutine. I sintomi sono molto simili a quelli citati prima, ma i danni sono superiori. C’è poi l’esame non invasivo per l’intolleranza al lattosio. Il breath test, letteralmente test del respiro, consente di comprendere se bisogna evitare o consumare con molta moderazione di questo tipo di zucchero. Il paziente dopo aver ingerito la sostanza, soffia a intervalli di tempo in un macchinario che rileva la capacità di assorbimento del lattosio. Dopo questi tra gli “auto esami” da fare per le intolleranze alimentari c’è la dieta a esclusione: se esiste il sospetto che un alimento crei problemi all’organismo, per un periodo minimo di 2 settimane (meglio un mese intero, comunque) va escluso dall’alimentazione. Se i sintomi regrediscono, ci sono buone possibilità che i cibi indiziati siano “colpevoli”. Si tratta di un modo per evitare di fare subito numerose analisi. Ma attenzione anche a eventuali condizionamenti psicologici!

Gli esami clinici per le intolleranze alimentari

In alternativa per leintolleranze alimentari si possono fare esami clinici. Il più semplice è il prelievo dal sangue. Il laboratorio, dopo aver analizzato alcuni indicatori ematici specifici, fornisce il responso per indicare quali cibi creano problemi al nostro organismo e l’intensità di questo rapporto negativo. In genere, nei casi più seri, bisogna evitare gli alimenti che provocano le intolleranze per 6 mesi, in tanti altri casi ne bastano 3-4. Dopo, seppur con moderazione, possono essere reintrodotti nella dieta.

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