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Mangiare la placenta dopo il parto: a che serve e come si conserva

Per molte madri è una pratica irrinunciabile perché nulla di quello che va messo al mondo va sprecato. La placenta, un fondamentale alleato di viaggio durante i nove mesi di gravidanza, è sempre più spesso conservata e mangiata nei mesi che seguono la gravidanza. Ma a cosa serve questa pratica e come si dovrebbe conservare e preparare la placenta?
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Che cos’è la placenta?

Si tratta di una sostanza spugnosa indispensabile nei nove mesi di gravidanza perché è il canale di comunicazione diretto tra la mamma e il bambino, una sorta di compagno di viaggio irrinunciabile che offre innumerevoli benefici sia al piccolo che alla madre. La placenta infatti ha una funzione di filtro e serve al piccolo per alimentarsi. Già dopo il primo mese di gravidanza, praticamente in contemporanea ai primi battiti cardiaci, il bambino “utilizza” la placenta per alimentarsi. Quest’ultima favorisce lo scambio di sostanze tra madre e figlio ma, come detto poco sopra, fa da filtro fornendo al bambino solo nutrienti e sostanze propedeutiche allo sviluppo fetale: ossigeno, proteine, zuccheri e molto altro. La placenta ha una forma a disco e si trova “attaccata” alla parete uterina. Dopo il taglio del cordone ombelicale, solitamente, “si perde” tra i liquidi organici. Esiste però un modo per conservarla e sfruttarla in seguito.

Come si conserva e si consuma la placenta?

Le mamme che desiderano conservare la placenta possono chiedere al personale medico di conservarla. Per avere il reso della placenta è necessario portare con sé dei contenitori alimentari, vanno bene anche le buste che si utilizzano per i prodotti da surgelare. Una volta riposta nell’apposito contenitore e arrivati a casa la placenta va lavata con cura, servendosi se necessario di un colapasta, così da eliminare residui o impurità. A questo punto ci sono due diversi metodi di conservazione e consumo. Il primo consiste nel conservare la placenta in frigo utilizzando dei piccoli pezzi ogni giorno per la preparazione di frullati. Insieme a frutta e latte la placenta cruda e frullata non è praticamente percepibile. Un altro metodo di conservazione è l’essiccazione: la placenta lavata viene fatta scolare e dopo l’eliminazione dei liquidi in eccesso viene cotta a vapore con limone e zenzero. Infine viene fatta seccare in forno per qualche ora con lo sportello leggermente aperto. In molti consigliano di ridurre la placenta in piccoli pezzi e procedere più volte all’essiccamento. Il procedimento potrà durare anche giorni perché alla fine il risultato dovrà essere una polvere ottenuta con pestello e mortaio. Così ridotta la placenta può essere conservata a lungo (in capsule di origine vegetale) e si può tenere anche per il periodo pre menopausa.

I vantaggi che offre il consumo di placenta

Consumare la placenta serve a favorire il riequilibrio degli ormoni in circolo e a recuperare più in fretta le forze dopo il post parto. Riduce la possibilità di emorragie e aumenta i livelli di ferro dopo il parto. Inoltre contribuisce a eliminare tossine e liquidi in eccesso, aiuta l’utero a contrarsi così da tornare in fretta alle dimensioni originarie e favorisce la produzione di latte anticipando la comparsa della montata lattea grazie all'enorme quantità di prolattina che ha con sè. La conservazione e il consumo di placenta è una pratica che sta prendendo sempre più piede in America ma anche in Europa dove molte donne stanno cominciando ad avvicinarsi a questa pratica.

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