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Omofobia indice di malattie mentali e disturbi della personalità: i 'veri malati' non sono i gay

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di Simone Rausi

L’omosessualità non è una malattia (non dovremmo neanche ribadirlo, è storia vecchia come il mondo). L’omofobia invece si, o per lo meno potrebbe essere indice di alcune patologie mentali. Così, per un contrappasso dantesco davvero niente male, i “veri malati” non sono gay e lesbiche ma coloro i quali definiscono tali persone in questo modo. Specchio riflesso.

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A dimostrarlo non ci sono soltanto ipotesi e congetture di sociologi e psicoterapeuti ma i dati e le ricerche di un pool di ricercatori appartenente a ben due atenei. Lo studio condotto dall’Università di Tor Vergata di Roma e dall’Università degli Studi dell’Aquila (e poi pubblicato sul prestigioso Journal of Sexual Medicine) spiegherebbe come l’omofobia possa essere un chiaro segnale di un disturbo mentale. A dirla tutta questa non è una novità assoluta. La tesi secondo cui gli omofobi sarebbero degli omosessuali latenti o delle persone con una forte repressione e vari conflitti interni è sostenuta da illustri specialisti da anni. Già nel lontano 1950 era stato individuato un legame tra alcune “malattie del pregiudizio” e diversi tratti della personalità come insicurezza, rabbia, immaturità e fragilità. Questa volta però, ad avvalorare la tesi, ci sono 560 studenti con i loro test psicometrici, analizzati e passati allo scanner da alcuni importanti docenti di sessuologia del Paese.

Passiamo allo studio: a tutti gli studenti è stato somministrato un minuzioso questionario volto ad indagare i livelli di omofobia. Il test puntava a individuare il livello di maturità con cui gli studenti gestiscono alcune situazioni sociali, come controllano le proprie emozioni, quale tipo di reazione hanno di fronte a certi stress. È stato valutato inoltre il tipo di modello comportamentale: da una parte i “sani” che si sentono a proprio agio con gli altri e che fanno sentire gli altri a proprio agio; dall’altra i “malsani” che hanno un forte senso di sfiducia verso le altre persone e che gestiscono in modo non equilibrato l’intimità. Questi e altri fattori sono stati incrociati per arrivare ad un risultato univoco: gli omofobi hanno un modello comportamentale malsano, sono spesso a disagio nelle relazioni, hanno un forte livello di paura e reagiscono allo stress con aggressività.

Naturalmente i fattori politici e socioculturali incidono e di parecchio ma l’inclinazione di certe persone omofobe a sviluppare disturbi della personalità e altri disagi o patologie mentali sarebbe – secondo lo studio – altamente probabile. Quindi la domanda sorge adesso spontanea: estremisti, bigotti, conservatori, attivisti di cause perse, chi è il malato ora?

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