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Quali sono gli ingredienti più pericolosi nei prodotti per bambini?

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Da un’indagine di “Women Europe for a Common Future” arriva l'ennesimo campanello d’allarme sul rischio di danni alla salute dei bambini per il contatto con sostanze tossiche contenute in prodotti di uso comune, a partire da detergenti e cosmetici largamente presenti sul mercato in tutta l’area dell’Unione.

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Nel mirino del WECF, alla luce di studi condotti in Francia ma destinati a trovare ampia eco nel resto del Continente, sono finiti agenti chimici più o meno noti all’opinione pubblica, in primis parabeni, fenossietanolo e solfati nascosti nei vari profumi, shampoo, salviettine o saponi destinati ai più piccoli.

Tre in particolare i diversi livelli di rischio segnalati dagli autori della ricerca che punta l’indice sul commercio di articoli per l’infanzia su tutto il territorio europeo: alto, moderato, basso/non identificato.

In cima alla virtuale classifica di pericolosità derivante dalle statistiche del “Women Europe for a Common Future”, i prodotti contenenti methylisothiazolinone, methylchloroisothiazolinone, fenossietanolo e conservanti capaci di provocare allergie e dermatiti allo stesso modo di alcuni profumi altrettanto “sospetti”.

(Parabeni e tumore della mammella: possibili relazioni. Guarda il video)

Moderato il tasso di effetti dannosi sulla salute dei bimbi ravvisato in creme emollienti o idratanti composte da oli minerali realizzati con derivati dal petrolio e quindi “border line” a livello di tossicità dovuta alla significativa concentrazione di idrocarburi.

Simile il discorso sui cosiddetti “composti nano particellari” rappresentati da MBBT, biossido di titanio, ossido di zinco che produrrebbero reazioni cutanee in caso di uso intensivo di filtri o spray solari, mentre da verificare è il loro potenziale cancerogeno.

Lenta ma non per questo trascurabile l’azione dei parabeni sul corpo del soggetto “trattato” con prodotti di largo consumo, ad esempio cosmetici dei più affermati marchi su scala mondiale, molti dei quali espongono sull’etichetta l’assenza di tale conservante nell’articolo in commercio.

L’idrossitoluene butilato (BHT, anch’esso considerato attualmente a basso rischio"), infine, andrebbe tenuto sotto controllo per evitare danni all’ambiente.

Pubblicato da Marco Franco - Profilo Google+ - Leggi più articoli di Marco Franco

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