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"Quit&Win", soldi in cambio di sigarette: vinci assegni e premi se smetti di fumare

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di Simone Rausi

11 milioni di italiani fumano regolarmente. Almeno 3 milioni provano con insistenza a smettere, ma senza successo. La forza di volontà, da sola, non basta. E allora ecco entrare in gioco i soldi. Il fumatore restituisce il pacchetto di sigarette e, in cambio, riceve buoni acquisto o incentivi cash. La sperimentazione è partita con successo in Gran Bretagna e Usa e la comunità scientifica ne sottolinea con entusiasmo gli esiti positivi.

Pacchetti di sigarette con immagini choc: sangue e tumore nella confezione

Da più di cinque anni, in Italia, siamo praticamente in una situazione di stallo: non riusciamo a far calare in modo significativo il numero di quanti iniziano, né a far aumentare il numero di quelli che riescono a smettere” dichiarano dall’Osservatorio Fumo, alcol e droga dell’Istituto Superiore di Sanità. L’incentivo in denaro potrebbe quindi essere la chiave di volta nella lotta alla prima causa di morte evitabile nel nostro Paese (70mila persone muoiono ogni anno in Italia per colpa del fumo. Il 90% dei tumori al polmone è attribuibile alle sigarette). Ma come funziona allora il sistema “quit&win” (smetti e vinci).

Le prime sperimentazioni sono state effettuate negli Usa. A un gruppo di 2500 persone è stato chiesto di depositare 150 dollari che sarebbero poi stati resi a chiunque fosse riuscito a smettere con un bonus di 650 dollari. Lasci i tuoi soldi, segui il programma di disassuefazione dal fumo (che comprende sostegno psicologico e terapia sostitutiva per attenuare i sintomi da astinenza) e, se alla fine ne esci vincitore, torni a casa con 800 dollari. Il 52,3% dei tabagismi è riuscito a smettere entro sei mesi. Alcune persone si sono rifiutate di partecipare al programma in quanto avrebbero dovuto anticipare dei soldi. È stato quindi aperto un secondo programma senza cauzione iniziale (il premio da 800 dollari rimaneva) ma la percentuale di successo è scesa notevolmente: solo il 17%.

Un esperimento simile è stato condotto dagli studiosi dell’Università di Cambridge e del King’s College di Londra. A 239 fumatrici accanite in stato interessante è stato chiesto di smettere di fumare e di superare vari controlli anti-fumo con il procedere della gravidanza. Il premio, stavolta, consisteva in buoni-shopping di valore crescente man mano che superavano i controlli periodici. Le fumatrici, appartenenti a una zona povera di Chesterfield, hanno aderito con successo. Sei donne su dieci hanno ricevuto almeno un coupon. Due su dieci hanno smesso fino alla nascita. Insomma, l’incentivo in denaro sembra funzionare e la comunità scientifica italiana si dice pronta ad aprire dei programmi simili: “Visto che siamo di fronte a un problema mortale e difficile da risolvere, ogni tentativo va valutato. Se i premi, in denaro o di altro tipo, possono aiutare perché scartarli? Proibizionismo e terrorismo non funzionano, allora tentiamo” ha dichiarato il famoso oncologo Umberto Veronesi.

UPDATE: dichiarazioni provenienti da comunicato stampa di LIAF

Nonostante i pareri positivi delle autorità di sanità pubblica, secondo il prof. Riccardo Polosa, responsabile scientifico della Lega Italiana Antifumo: “Per quanto il progetto sia simpatico e accattivante, non c’è nulla di innovativo nel provare a dare del denaro per convincere i fumatori a smettere di fumare – lo “Smetti&Vinci” è un modello che è stato ampiamente utilizzato già a partire dagli anni 80, ma con risultati eterogenei”. “La difformità dei risultati dipende molto – precisa Polosa – dal tipo di incentivazione e dalla condizione socio-economica dei fumatori sottoposti a questo tipo di intervento. Inoltre, gli effetti positivi non sono duraturi e con l’interruzione dell’incentivazione si registrano spesso ricadute nel vizio. Insomma, si tratta di un metodo: Vinci&Perdi“. “E questo – ha aggiunto il dott. Caponnetto – è anche il motivo per cui molti studi con farmaci antifumo producono successi strabilianti: i farmaci sono forniti gratuitamente ai partecipanti dei trial clinici e la partecipazione alle visite di follow-up viene incentivata con rimborsi spese”.

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