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Russare: un vero pericolo per la salute, non solo un fastidio

Si è sempre pensato che il "russare" fosse più che altro qualcosa di fastidioso, soprattutto per le persone costrette a sopportare. Ma ora si scopre che in realtà comporta qualcosa di ben diverso e di pericoloso per la persona stessa che russa. Ieri gli esperti pneumologi ospedalieri, riuniti a Milano in occasione del 40esimo Congresso nazionale dell'Associazione italiana pneumologi ospedalieri (Aipo) e del decimo Congresso dell'Unione italiana della pneumologia (Uip), hanno evidenziato che in chi russa aumenta del 3,8 volte il rischio di andare incontro a un ictus, di 2,5 il rischio di ipertensione arteriosa e del doppio quello di diabete.

Gli pneumologi hanno dunque deciso di lanciare un appello affinché si faccia di più, in quanto oggi solo il 3 per cento dei casi è diagnosticato. Il professor Antonio Corrado, presidente nazionale Aipo, ha spiegato: "Il trattamento prevede l'utilizzo di una maschera nasale o facciale che, applicata durante il sonno, consente di normalizzare la respirazione e dormire meglio. Ovviamente, si deve porre attenzione anche al controllo del peso corporeo, evitare il fumo e l'assunzione di alcool prima di andare a letto".

Il professor Giuseppe Insalaco, responsabile dell'Area fisiopatologica dell'Aipo, ha poi aggiunto: "La prevalenza di questa malattia sta aumentando in parallelo con l'epidemia di obesità che si sta diffondendo nei Paesi occidentali colpendo molto spesso persone di età media e quindi in età lavorativa. Tendono pertanto a sviluppare ipertensione arteriosa, diabete, deficit neurocognitivi e possono incorrere in complicanze cardiovascolari come angina, infarto del miocardio o ictus".

I sintomi di questa sindrome sono, in particolare, il russare, l'avere ripetuti episodi di apnee notturne nonché il sonno disturbato, poi sonnolenza diurna con pesanti ripercussioni nella vita di relazione e professionale. Per quanto riguarda la diagnosi essa viene eseguita attraverso una valutazione strumentale durante il sonno. A tal proposito il dottor Francesco Fanfulla, responsabile del gruppo di studio sui "Disturbi respiratori nel sonno" dell'Aipo, ha spiegato: "L'esame più affidabile è la polisonnografia, anche se spesso si ricorre ad indagini più semplici e sufficientemente valide, riservandola solo ai casi clinici meno conclamati".

Il trattamento terapeutico più diffuso si avvale di un minicompressore collegato a una maschera facciale che il paziente deve indossare quando va a dormire; in questo modo si applica una pressione positiva continua alle vie aeree. A quanto pare è dimostrato che questo rimedio corregge l'insufficienza respiratoria, riduce il rischio cardio e cerebrovascolare e migliora i deficit neurocognitivi. Per i pazienti che non riescono ad indossare la maschera nasale o facciale per almeno 4 ore per notte, una valida alternativa è rappresentata dal rimodellamento chirurgico delle prime vie aeree e dall'applicazione di dispositivi orali.

 (foto © LaPresse)

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