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Test sindrome di Down in gravidanza: come funziona, le polemiche

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Sta sollevando accese polemiche in questi giorni l'autorizzazione alla vendita in Germania, Austria, Svizzera e Liechtenstein di un test per diagnosticare la sindrome di Down in gravidanza, nota scientificamente come trisomia 21. Secondo gli oppositori, infatti, Praenatest della casa farmaceutica LifeCodexx potrebbe far aumentare in modo esponenziale i casi di aborto, alimentando il fuoco mai spento della cosiddetta 'eugenetica', ovvero "lo studio dei metodi volti al perfezionamento della specie umana attraverso selezioni artificiali operate tramite la promozione dei caratteri fisici e mentali ritenuti positivi", cioè 'eugenici'.

Video: gli studi che hanno portato al Praenatest

Una pericolosa corrente di pensiero - culminata negli orrori del programma nazista Aktion T4 e messa al bando dalla Carta dei diritti fondamentali dell'Unione Europea - dalla quale i vertici della LifeCodexx prendono decisamente le distanze, evidenziando invece gli aspetti positivi del test, che a differenza della tradizionale amniocentesi, effettuabile alla 16^ settimana di gravidanza e con un rischio minimo per il feto (1%) ma comunque presente, sarebbe assolutamente sicuro per il nascituro ed eseguibile già alla 12^ settimana di gestazione.

Per quanto semplice e veloce, Praenatest non è un'analisi fai da te, come erroneamente riportato da più parti, bensì, come spiega la LifeCodexx sul proprio sito, un test effettuato ambulatorialmente da un medico, in seguito alla presa visione e all'accettazione da parte della puerpera di un dettagliato consenso informato.

L'analisi in sè consiste nel prelievo di 20 ml di sangue, analizzati in un tempo massimo di 10 giorni lavorativi, per evidenziare l'eventuale presenza di tre cromosomi 21 anziché due, all'origine della sindrome di Down. Il test si basa infatti sul presupposto provato scientificamente da una ricerca dell'Università di Stanford che nel sangue delle donne in gravidanza vi sia un 10% di frammenti di DNA appartenenti al feto: un aumento della quantità di tracce di cromosoma 21 nel plasma della madre è dunque sintomatico di un nascituro affetto dall'anomalia.

Benché un risultato negativo escluda con ragionevole certezza la sindrome di Down e uno positivo invece la lasci presumere, la LifeCodexx sottolinea comunque l'importanza del parere del medico - a conoscenza dell'intera storia clinica della paziente - nel valutare la possibilità di ulteriori esami di diagnostici prima di dare un responso definitivo.

Insomma, una serie di cautele che, in definitiva, pongono il Praenatest sullo stesso piano della tradizionale e ormai accettata amniocentesi, sottraendolo all'accusa di "selezione degli esseri umani per trisomia" formulata da Commissario del Governo Federale tedesco per gli interessi delle persone disabili, Hubert Hüppe.

Per quanto riguarda invece la decisione delle puerpere di abortire, si tratta di una questione completamente diversa, lasciata alla coscienza dei singoli e non dibattibile teoricamente: del resto, come riportano le diverse organizzazioni per la vita in Italia e nel mondo, già oggi, senza Praenatest, l'80% delle donne che scopre che il feto presenta trisomia 21 sceglie di interrompere la gravidanza.

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