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Varicella in gravidanza: i rischi nei tre trimestri

La varicella è una malattia comune in età pediatrica ed è provocata da un virus chiamato Zoster. Il periodo di incubazione può arrivare anche a 21 giorni mentre quello di contagiosità va da uno a due giorni prima della comparsa delle vescicole. Una volta contratta la malattia si acquisisce un’immunità permanente ma le donne gravide che non hanno mai fatto i conti con la varicella dovrebbero prestare maggiore attenzione alle norme igieniche e ai contatti con persone che possono aver contratto in virus. Ammalarsi di varicella in gravidanza può comportare come rischio quello di “trasferire la malattia” anche al bimbo (avviene nel 17% dei casi circa). La pericolosità del contagio dipende dal periodo in cui questo avviene.

PRIMO TRIMESTRE

Questo è il periodo più pericoloso in cui contrarre la varicella perché il feto è nella fase in cui si formano gli organi interni e può essere in parte compromesso. Nel caso in cui la malattia dovesse passare al piccolo durante il primo trimestre c’è un 7% di possibilità che il neonato possa manifestare la sindrome da varicella congenita che si caratterizza da lesioni cutanee e cicatrici, atrofia muscolare, dita più piccole della norma e, nei casi più gravi, anche encefaliti. Il rischio è addirittura quello di avere un aborto spontaneo.

SECONDO TRIMESTRE

In questa fase man mano che ci si avvicina alla data del parto si abbassano i rischi. Fino a 21 giorni prima del parto la possibilità che il virus passi alla placenta non sono alte. In ogni caso il feto dovrebbe essere riuscito a fare propri gli anticorpi passati dalla madre così da guarire addirittura prima della nascita. È anche possibile che la malattia si manifesti dopo la nascita ma, in questo caso, il decorso è quello standard.

TERZO TRIMESTRE

Altro discorso va fatto però se il contagio avviene 18 giorni circa prima della data del parto. In questo caso, con la nascita imminente, la madre non arriva a trasmettere al feto i suoi anticorpi e il bambino può nascere senza aver sviluppato una sua risposta immunitaria. In questa situazione i rischi per la salute del piccolo sono elevatissimi e ci si può trovare davanti all’ipotesi di anticipare o ritardare il parto per non farlo coincidere con i giorni di massima viremia. La madre dovrebbe quindi individuare quanto più precisamente possibile la data di contrazione del virus e parlarne al suo ginecologo. Infine, se il parto avviene durante il periodo di incubazione della malattia, il bambino nasce sano ma può essere contagiato nei giorni successivi.

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